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ONU, il mondo si divide sul futuro dell’ordine internazionale

CARLO SANTI · · 7 min di lettura
ONU, il mondo si divide sul futuro dell’ordine internazionale

Dall’Ucraina a Gaza, dalla guerra tra Stati Uniti e Iran all’intelligenza artificiale: all’Assemblea generale delle Nazioni Unite i leader mondiali discutono di pace, sicurezza e potere. Ma dietro le singole crisi emerge una frattura più profonda: chi deve stabilire le regole del nuovo equilibrio globale?

L’immagine è quella consueta: il grande emiciclo delle Nazioni Unite, il marmo verde del podio, decine di capi di Stato e di governo che si alternano davanti alle delegazioni. Ma l’81ª Assemblea generale dell’ONU si svolge in un contesto tutt’altro che ordinario.

Decine di capi di Stato e di governo sono riuniti a New York mentre il mondo affronta contemporaneamente la guerra in Ucraina, il conflitto tra Stati Uniti e Iran, la crisi di Gaza, le tensioni nel Mar Nero e nello Stretto di Hormuz, il cambiamento climatico e una nuova questione che ormai ha assunto piena dignità geopolitica: il controllo dell’intelligenza artificiale.

Il tema ufficiale della sessione è significativo: “Restoring trust, managing transformation”, ristabilire la fiducia e governare la trasformazione. Ma proprio la fiducia sembra essere la risorsa più scarsa.

Trump: la potenza nazionale prima del multilateralismo

Il discorso più destinato a dividere è stato quello del presidente americano Donald Trump.

Davanti all’Assemblea generale, Trump ha rivendicato la politica estera statunitense, difeso la linea adottata nei confronti dell’Iran e riaffermato una concezione fortemente centrata sulla sovranità e sulla forza degli Stati Uniti.

Il messaggio politico è difficilmente equivocabile: Washington non intende subordinare la propria strategia alle istituzioni multilaterali quando considera in gioco i propri interessi nazionali.

Anche sul terreno tecnologico Trump ha marcato una distanza dagli approcci più prudenti discussi all’ONU. Mentre imprese e governi si interrogano sui possibili rischi dei sistemi di intelligenza artificiale sempre più potenti, il presidente americano ha enfatizzato soprattutto la leadership tecnologica degli Stati Uniti.

È uno dei paradossi di questa Assemblea: il presidente della maggiore potenza occidentale parla dal podio dell’istituzione simbolo del multilateralismo per riaffermare una politica internazionale nella quale il potere degli Stati torna a prevalere sulle istituzioni comuni.

Macron: contro la legge della giungla

Poche ore più tardi Emmanuel Macron ha presentato una visione quasi speculare.

Nel suo intervento, il presidente francese ha posto una domanda destinata a restare fra le immagini politiche di questa sessione: il mondo vuole tornare alla “legge della giungla” oppure continuare a costruire una società internazionale regolata dal diritto?

Macron ha difeso apertamente le Nazioni Unite e il sistema multilaterale, sostenendo che l’alternativa sarebbe un ordine internazionale fondato esclusivamente sui rapporti di forza.

Ma il presidente francese ha rivolto alcune delle critiche più dure alla situazione palestinese, sottolineando come l’accesso umanitario rimanga insufficiente e richiamando anche la situazione in Cisgiordania.

Sul tavolo torna così la soluzione dei due Stati, sostenuta in forme diverse da numerosi Paesi occidentali e da una parte consistente della comunità internazionale.

Non è soltanto una discussione sul futuro di israeliani e palestinesi. Gaza è diventata anche uno dei terreni sui quali si misura la credibilità del diritto internazionale: molti Paesi chiedono perché le regole invocate per alcune guerre sembrino perdere forza quando vengono applicate ad altre.

Zelensky: la guerra d’Ucraina entra in una nuova fase

Volodymyr Zelensky ha riportato l’attenzione sull’altra grande guerra che continua a dominare la sicurezza europea.

Il presidente ucraino ha chiesto di mantenere la pressione politica ed economica sulla Russia e ha accusato Mosca di non voler porre fine al conflitto.

Parallelamente, Kiev continua a lasciare aperti alcuni margini negoziali, in particolare sui dossier legati alla sicurezza marittima e alla navigazione nel Mar Nero.

La questione non riguarda soltanto Ucraina e Russia. La sicurezza del Mar Nero significa esportazioni di grano, navigazione commerciale e approvvigionamenti alimentari per Paesi lontani migliaia di chilometri dal fronte.

Anche l’Italia ha legato il tema della sicurezza della navigazione a quello della sicurezza alimentare globale, ricordando come il cibo non possa diventare uno strumento di pressione militare.

Sul conflitto ucraino le distanze rimangono comunque enormi. Mosca e le capitali occidentali continuano a scambiarsi accuse sulla responsabilità del protrarsi della guerra, mentre la prospettiva di una soluzione politica rimane incerta.

Iran e Stati Uniti: guerra e diplomazia nella stessa frase

Se Ucraina e Gaza sono crisi ormai strutturali, il fronte iraniano resta uno dei più delicati per il rischio di ulteriore escalation.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che Teheran non intende cedere alle pressioni statunitensi, ma allo stesso tempo ha lasciato aperta la porta alla diplomazia.

È una formula che fotografa bene lo stato dei rapporti internazionali: minacce militari e negoziati procedono contemporaneamente.

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più sensibili. La sicurezza della navigazione nella regione non riguarda soltanto i Paesi direttamente coinvolti, ma l’intera economia mondiale.

Dietro la questione militare c’è infatti quella energetica. Hormuz continua a essere uno dei passaggi strategici per il traffico internazionale di petrolio e ogni escalation produce rapidamente conseguenze sui prezzi dell’energia, sull’inflazione e sulle economie europee.

Lula: il Sud globale rivendica autonomia

Dal Sud globale è arrivato un altro messaggio importante.

Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha utilizzato il proprio intervento per rivendicare il principio di sovranità nazionale e criticare le interferenze straniere nei processi politici ed elettorali.

Il messaggio brasiliano introduce una questione più vasta.

Una parte crescente del cosiddetto Sud globale non vuole necessariamente schierarsi in maniera automatica né con Washington né con Pechino o Mosca. Rivendica invece maggiore autonomia, un ruolo più forte nelle istituzioni internazionali e una riforma del Consiglio di Sicurezza che rifletta rapporti di forza assai diversi da quelli del 1945.

Ed è proprio questa una delle debolezze strutturali che l’ONU si porta dietro.

Anche le assenze hanno un significato

Non tutti i grandi leader mondiali partecipano personalmente ai lavori.

L’assenza di alcuni capi di Stato delle principali potenze sottolinea indirettamente un problema che aleggia su tutta la riunione: quanto conta ancora l’ONU quando le grandi potenze preferiscono spesso trattare direttamente tra loro?

È una domanda centrale.

Fuori dal Palazzo di Vetro, l’interrogativo non riguarda più soltanto l’esistenza delle Nazioni Unite, ma la loro capacità di incidere realmente sulle crisi internazionali.

Guterres e l’ultimo appello al multilateralismo

Per António Guterres questa Assemblea assume un significato particolare, essendo ormai nella parte finale del suo mandato da segretario generale.

Il suo discorso è stato in qualche modo il contrappunto istituzionale all’intera settimana.

Guterres ha chiesto la fine delle guerre, una riforma delle istituzioni dell’ONU, una maggiore azione contro il cambiamento climatico e soprattutto nuove regole internazionali per governare l’intelligenza artificiale.

Per il segretario generale, pace, sviluppo e diritti umani rimangono inseparabili.

Sull’Ucraina ha ribadito il valore della Carta delle Nazioni Unite; sul Medio Oriente ha insistito sulla necessità di proteggere i civili e rilanciare una soluzione politica.

Ma la richiesta più ambiziosa riguarda forse il futuro più che il presente: impedire che l’intelligenza artificiale diventi il prossimo campo di competizione incontrollata tra potenze.

Non è un caso che proprio durante questa fase storica governi e aziende tecnologiche si interroghino sui rischi associati ai sistemi di intelligenza artificiale più avanzati.

Le divergenze sono già evidenti: Stati Uniti, Cina ed Europa hanno approcci differenti alla regolamentazione, alla sicurezza e alla competizione tecnologica.

L’intelligenza artificiale rischia così di diventare ciò che il nucleare fu nel Novecento: una tecnologia capace di modificare profondamente gli equilibri di potere tra gli Stati.

L’ONU davanti al proprio paradosso

Dopo oltre ottant’anni, il problema delle Nazioni Unite non sembra essere la mancanza di argomenti da discutere. Semmai il contrario.

Probabilmente non era mai accaduto che così tante questioni globali dipendessero contemporaneamente dalla capacità degli Stati di cooperare: guerre, energia, clima, migrazioni, commercio, tecnologia, sicurezza alimentare e intelligenza artificiale.

Eppure proprio quando la cooperazione sarebbe maggiormente necessaria, il sistema internazionale appare più frammentato.

Trump rivendica la centralità della forza nazionale. Macron invoca il diritto contro la “legge della giungla”. Zelensky chiede che le regole internazionali vengano applicate all’Ucraina. Pezeshkian parla contemporaneamente di resistenza e diplomazia. Lula rivendica l’autonomia del Sud globale. Guterres chiede di salvare un multilateralismo sempre più contestato.

Sono posizioni differenti, a volte incompatibili.

Ma hanno almeno un elemento in comune: tutti continuano a considerare le Nazioni Unite il luogo nel quale quelle posizioni devono essere portate davanti al mondo.

Ed è forse questo il paradosso dell’ONU nel 2026.

È un’istituzione continuamente accusata di essere inefficace, aggirata dalle grandi potenze e spesso paralizzata dai veti. E tuttavia nessuno ha ancora trovato un luogo alternativo nel quale quasi tutto il mondo possa sedersi nella stessa sala.

Il vero interrogativo emerso dall’81ª Assemblea generale non è quindi soltanto come fermare la prossima guerra.

È capire se il mondo che nascerà dalle guerre di oggi avrà ancora regole condivise, oppure soltanto rapporti di forza.

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