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Lavrov negli Stati Uniti, l’Europa cancella la foto: il paradosso dell’isolamento russo

Il G20 di Atlanta riporta Mosca al tavolo della diplomazia internazionale, ma non supera le divisioni sull'Ucraina. Washington difende il dialogo, mentre diversi governi europei rifiutano qualsiasi segnale di normalizzazione.

CARLO SANTI · · 3 min di lettura
Lavrov negli Stati Uniti, l’Europa cancella la foto: il paradosso dell’isolamento russo

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov è arrivato negli Stati Uniti, ha partecipato al G20 di Atlanta e ha incontrato, seppure brevemente, il segretario di Stato americano Marco Rubio. Una notizia che assume un significato particolare nel momento in cui la Russia continua a essere destinataria di sanzioni occidentali e di una politica di isolamento diplomatico legata all’invasione dell’Ucraina.

A rendere ancora più evidente la complessità della situazione è stato un episodio apparentemente marginale: alcuni rappresentanti europei hanno rifiutato di partecipare alla tradizionale fotografia di gruppo insieme al ministro russo. Gli organizzatori statunitensi hanno preferito annullare lo scatto.

Lavrov, però, non ha lasciato Atlanta. Ha partecipato ai lavori insieme agli altri rappresentanti internazionali. La fotografia è stata cancellata, il confronto diplomatico no.

Il contrasto racconta la difficoltà di conciliare due esigenze: mantenere una posizione politica di condanna dell’aggressione russa e preservare canali di comunicazione con una potenza che rimane centrale negli equilibri energetici, economici e militari mondiali.

Gli Stati Uniti, attraverso Rubio, hanno difeso la necessità di parlare con Mosca per individuare possibili soluzioni alla guerra. La posizione europea è apparsa più rigida. L’Alta rappresentante dell’Unione europea, Kaja Kallas, ha contestato le dichiarazioni di Lavrov e ha sostenuto che il ministro russo non abbia mostrato segnali di disponibilità a un negoziato.

La distanza è politica, prima ancora che diplomatica. Per Washington, la partecipazione russa al G20 è compatibile con la ricerca di una soluzione negoziata. Per i governi europei che hanno contestato la presenza di Lavrov, qualsiasi gesto interpretabile come una normalizzazione dei rapporti rischia invece di indebolire la pressione esercitata su Mosca.

Il risultato del vertice dimostra quanto siano profonde le divisioni. Non è stato raggiunto un consenso sulle principali crisi internazionali e la riunione si è conclusa con una dichiarazione della sola presidenza americana.

Ma l’episodio solleva anche una questione più ampia: che cosa significa, concretamente, isolare una grande potenza?

La Russia non è esclusa dal G20 e continua a intrattenere relazioni diplomatiche, commerciali e strategiche con numerosi Paesi. Allo stesso tempo, le sanzioni e la rottura di molte relazioni con l’Occidente hanno prodotto conseguenze reali. Non si può quindi parlare né di isolamento internazionale assoluto né di un ritorno alla normalità.

Il G20 di Atlanta evidenzia piuttosto i limiti di una contrapposizione che, mentre divide profondamente l’Europa dalla Russia, non impedisce alle grandi potenze di cercare interlocuzioni quando ritengono necessario farlo.

Non significa che la pace sia vicina. Rubio stesso ha riconosciuto che non esistono, al momento, le condizioni per considerare imminente un accordo negoziato. Né la partecipazione di Lavrov ha prodotto un cambiamento documentato della posizione russa sull’Ucraina.

Rimane però una differenza fondamentale tra l’isolamento politico e l’interruzione completa dei rapporti diplomatici. Il primo è uno strumento di pressione; la seconda rischierebbe di eliminare anche gli spazi nei quali discutere una possibile uscita dal conflitto.

Atlanta non ha risolto la guerra e non ha ricomposto le fratture tra Russia e Occidente. Ha mostrato, tuttavia, che la diplomazia internazionale continua a funzionare anche quando i suoi protagonisti non vogliono comparire nella stessa fotografia.

E forse è proprio questa l’immagine più rappresentativa del G20: una fotografia che non esiste, mentre il confronto continua.

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