Egemonia e Conflitto: Il Volto dell’Imperialismo USA nel 2026
Dopo tre settimane di retorica trionfalistica da parte dei vertici militari statunitensi sulla presunta vittoria lampo contro la Repubblica Islamica dell’Iran, la realtà dei fatti presenta un conto ben diverso. Casa Bianca e Pentagono hanno già avanzato una richiesta supplementare di 200 miliardi di dollari per finanziare il proseguimento delle operazioni belliche.
Mentre le fonti ufficiali di Washington ammettono la perdita di 14 soldati dal 28 febbraio — con stime indipendenti che parlano di un numero di feriti compreso tra 200 e 400 — il bilancio umano nella regione è drammatico. Agenzie di stampa internazionali riportano circa 5.000 vittime, tra morti e feriti, distribuite tra Iran, Israele, Libano e i paesi del Golfo.
Il ruolo del Congresso e la strategia geopolitica
Nonostante i timidi tentativi di invocare la “War Powers Resolution”, l’opposizione al conflitto in seno al Congresso appare inesistente. Il controllo repubblicano sulle due Camere ha blindato l’azione dell’amministrazione, rivelando come la dottrina “America First” sia, nei fatti, un paravento per un rinnovato imperialismo nel Sud Globale. L’obiettivo primario resta esplicito: il cambio di regime a Teheran per assicurare il controllo su una regione che vanta le più vaste riserve di idrocarburi al mondo.
In questo scacchiere, le monarchie del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) continuano a operare come attori subordinati agli interessi di Washington e della NATO. Sebbene queste nazioni abbiano facilitato per anni interventi bellici (come in Yemen dal 2015) e ospitino basi strategiche in Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Arabia Saudita, sono rimaste inerti di fronte ai massacri di civili in Palestina — dove si contano oltre 70.000 morti a Gaza dal 2023 — e in Libano. Paradossalmente, il GCC ha scelto di condannare l’Iran presso il Consiglio di Sicurezza ONU per la sua legittima difesa, confermando il proprio ruolo di garante dello status quo energetico e del regime di Tel Aviv.
La prospettiva storica: dal 1953 alla Rivoluzione
L’attuale aggressività verso l’Iran ignora decenni di storia e sanzioni soffocanti. La rivoluzione del 1979 fu la risposta popolare al colpo di stato del 1953 orchestrato da CIA e MI6 contro il leader democratico Mohamed Mosaddegh. Il successivo regime dello Scià, durato fino al ’79, garantì petrolio a basso costo all’Occidente al prezzo di migliaia di morti interne.
Dalla sua ascesa, il governo rivoluzionario guidato dall’Ayatollah Khomeini ha invertito questa tendenza, utilizzando i proventi del petrolio per lo sviluppo infrastrutturale ed educativo nazionale, interrompendo al contempo i legami con i regimi di apartheid dell’epoca e sostenendo le lotte di liberazione regionale.
Fascismo interno e repressione sociale
Parallelamente all’espansione militare estera, gli Stati Uniti stanno vivendo una trasformazione autoritaria interna. Dall’inizio del 2025, le agenzie ICE e CBP sono state di fatto convertite in una forza di polizia nazionale, utilizzata per colpire sistematicamente le comunità migranti provenienti da America Latina, Africa e Asia.
La resistenza civile è stata accolta con estrema violenza:
- Repressione nelle città: A Minneapolis, due cittadini sono stati uccisi durante atti di disobbedienza civile non violenta.
- Crisi dei diritti umani: Si contano decine di decessi nei centri di detenzione e centinaia di migliaia di espulsioni prive di giusto processo.
- Mobilitazione popolare: La risposta delle masse non si è fatta attendere, culminando nei raduni “No Kings Day” dell’ottobre 2025 con 7 milioni di partecipanti e nelle massicce veglie di Minneapolis che hanno forzato il ritiro temporaneo degli agenti federali.
Il collasso economico e il bilancio della guerra
Mentre il budget militare ha sfondato la soglia di 1,5 trilioni di dollari, l’economia reale degli Stati Uniti è in caduta libera. La narrazione di Trump sui presunti introiti derivanti dai dazi si scontra con la perdita mensile di decine di migliaia di posti di lavoro.
Il programma dell’amministrazione sta sistematicamente smantellando il welfare:
- Sussidi alimentari e sanitari: Milioni di cittadini sono stati esclusi dall’assistenza federale.
- Emergenza abitativa: Il taglio ai sussidi per l’alloggio sta alimentando una crisi di senzatetto senza precedenti nelle aree urbane e rurali.
- Inflazione: Le politiche economiche caotiche hanno causato una scarsità di beni essenziali e un aumento vertiginoso dei prezzi.
In vista delle elezioni di metà mandato del novembre 2026, la proposta di “nazionalizzare” il processo elettorale appare come l’ultimo passo per consolidare un potere assoluto. La sfida odierna richiede un movimento unitario capace di comprendere che la lotta contro la guerra imperialista e la difesa dei diritti dei lavoratori sono due facce della stessa battaglia per una vera democrazia.



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